Autore: Lodovico Cardi detto il Cigoli

Lodovico Cardi, detto il Cigoli (Civoli21 sett. 1559-Roma 8 giugno 1613).
La sua fu una carriera di pittore, architetto e scultore. Fu tra gli iniziatori del barocco fiorentino. Bastiano Morellone gli impartì ad Empoli la sua prima istruzione, fu poi portato a Firenze verso il 1568 per studiare “lettere umane”. A tredici anni circa dimostrò le sue attitudini artistiche, e, su raccomandazione del senatore Iacopo Salviati, fu affidato all’insegnamento di Alessandro Allori, con il quale collaborò, nel 1574.
Le prime opere del C. rivelano la diligenza, uno dei maggiori motivi del suo successo, posta nello studio del colore, del disegno, dell’anatomia, al fine di pervenire a uno stile più naturalistico.
Si ammalò del “mal caduco”, a causa del contatto che ebbe con i cadaveri quando studiava anatomia dall’Allori. Per questo dovette tornare a curarsi per tre anni a Cigoli. Tornò poi a Firenze dove, nella bottega dell’amico e maestro Bernardo Buontalenti, terminò il S. Francesco di Paola, che era rimasto incompiuto.

Nel 1578 iniziò a frequentare l’Accademia del disegno. Il quadro con cui venne ammesso, Caino e Abele (ora perduto), venne giudicato il migliore tra tutti i quadri presentati. Nel 1581 collaborò con l’Allori alle decorazioni della galleria degli Uffizi a Firenze. Nel periodo 1581-84, sempre a Firenze, dipinse la Vestizione di s. Vincenzo Ferrer e Cristo al Limbo per S. Maria Novella, e la Nascita della Vergine per la SS. Concezione (ora distrutto). Studiò architettura con Buontalenti e lavorò alla decorazione degli Uffizi e ai disegni scenografici per le feste della corte dei Medici. Per perfezionarsi la sua pittura studiò con Santi di Tito.  Fondò con l’amico Gregorio Pagani fondò un’accademia indipendente nello studio di G. Macchietti, dove si disegnava “dal naturale” e si ricercava una coloritura più naturalistica.

Conobbe alla corte medicea il granduca Francesco, don Giovanni e il maestro di corte Ostilio Ricci. Numerosi pagamenti e lettere all’Archivio di Stato di Firenze (Guardaroba Mediceo e Archivio Mediceo) testimoniano i numerosi lavori che il Cigoli eseguì per la famiglia Medici.

Le prime opere commissionategli furono sette ritratti, eseguiti nel 1588 e inviati a Mantova (ora perduti), e alcune pitture per le nozze (1589) del granduca Ferdinando con Cristina di Lorena che divennero i suoi committenti più importanti. Per essi dipinse un affresco nella villa Petraia e una Resurrezione per una cappella di palazzo Pitti, recentemente identificata con una tela nella Galleria Pitti (Chappell, 1974).

Il Cigoli tra gli anni 1590-1603 era tra i massimi pittori attivi a Firenze con una grande bottega in cui operavano l’amico Andrea Commodi, G. e C. Parigi, Clemente C. Porcellini, un tal Benedetto, Adriano (o Cili), e negli ultimi anni Giovanni Bilivert e Cristiano Allori.

Il Cigoli si distinse per la sua attività sia negli ambienti artistici sia in quelli intellettuali. Dal 1597 fu membro dell’Accademia Fiorentina e dal 1603 dell’Accademia della Crusca. Fu stimato molto non solo come pittore ma anche come poeta, parlatore e musico. I suoi rapporti con l’antiquario e scienziato Mercuriale, con lo storico Davanzati, con il poeta Michelangelo Buonarroti il Giovane e probabilmente con la cerchia della Camerata ebbero indubbi influssi sulla sua arte.

Negli anni 1604-13 eseguì le sue opere più importanti a Firenze e a Roma, dove giunse il 3 aprile 1604 (Busse, 1911, p. 67), per dipingervi il “S. Pietro che guarisce uno storpio”, uno dei sei dipinti per gli altari laterali della basilica di S. Pietro. Ottenne questa commissione tramite il granduca. Durante questo decennio fu ospitato dai Medici (trattamento preferenziale, che suscitò la gelosia dei suoi rivali), e da don Virginio Orsini. A Roma intrattenne relazioni con monsignor Agucchi, con il medico G. Mancini, con i cardinali Del Monte, Barberini, Arrigone, Montalto e Scipione Borghese, e con i sostenitori di Galileo nell’Accademia dei Lincei (Chappell, 1975).
Frequentò gli artisti fiorentini, l’amico Passignano, la cerchia dei Carracci e, seppur malvolentieri, il Caravaggio. Il S. Pietro era ancora incompiuto quando, nell’autunno del 1604, il C. venne richiamato a Firenze per dipingere il Presepio (Pisa, Museo comunale). Nel 1605 dipinse L’incoronazione di Cosimo I (Pisa, chiesa dei cavalieri), il Martirio di s. Giacomo (Polesine, S. Giacomo), l’Adorazione dei Magi (Stourhead, Wiltshire, Gran Bretagna: proviene dalla cappella Albizzi in S. Pietro Maggiore a Firenze).
All’inizio del 1607 il C. presentò i suoi modelli architettonici per la basilica di S. Pietro. Ritornò in seguito a Firenze dove fece testamento il 21 settembre 1607: testimoni furono G. Amadori, Agnolo e Francesco Favilla, M. D’Aquilio, e gli artisti Iacopo da Empoli, Giovanni Bilivert e tal “Gio. Batista di Marcantonio Bergera da Turnio macina colori in Firenze” (Archivio di Stato di Firenze, Archivio notarile, alla data). In questi anni dipinse la Deposizione (c. 1607, pal. Pitti), la Carità (1607-08, pal. Pitti), La vocazione di s. Pietro (1607, pal. Pitti) e la Nascita della Vergine (1608, Pistoia, S. Domenico). Lavorò anche alle decorazioni per le feste in occasione delle nozze di Cosimo II fin verso la fine del 1608 (Borsook, 1969), dopo di che ritornò a Roma ove rimase fino alla morte.

Nel 1609 intraprese un’opera di grande rilievo per l’altare maggiore di S. Paolo fuori le Mura, il Seppellimento di S. Paolo (distrutta nel 1823); l’opera, rimasta incompiuta, fu considerata “imperfetta con tanta perfezione”.  Dai documenti risulta che a Roma svolse molti compiti per i Medici: sovrintese al rifacimento di palazzo Firenze (realizzato da Pietro Veri) e alla sua decorazione, eseguita dai paesaggisti Cosimo Lotti, Luca Ranfi e, probabilmente, Agostino Tassi: eseguì accertamenti sullo stato di villa Medici: stimò un quadro di A. Elsheimer; iniziò (1613) una Assunzione destinata alla granduchessa (Orbaan, 1927). Egli consigliò anche Maffeo Barberini per la decorazione della sua cappella in S. Andrea della Valle, e difese le scoperte di Galileo, ch’egli aiutò osservando le macchie solari con il telescopio a Roma (vedi la corrispondenza fra i due, pubblicata dal Matteoli nel 1959).

Tra il settembre 1610 e la fine del 1612 affrescò la cupola della cappella Paolina in S. Maria Maggiore. Questo affresco, rappresentante la Donna del sole (Apocalisse, 12) in piedi sopra la luna (col primo paesaggio lunare visto attraverso il telescopio di Galileo), fu eseguito per Paolo V Borghese con la supervisione del cardinale Iacopo Serra. Vista dal basso, la decorazione non era pienamente riuscita, data l’altezza della cupola e l’inadeguatezza dello scorcio, ma alle critiche dei suoi nemici si opposero le alte lodi del papa e di altri pittori. Verso la fine del 1611 iniziò la decorazione della loggetta del palazzo di Scipione Borghese sul Quirinale con la Storia di Psiche (gli affreschi staccati sono ora nel Museo di Roma a palazzo Braschi). Il Borghese lo compensò patrocinando la sua nomina a cavaliere milite dell’Ordine di Malta.
Morì l’8 giugno 1613 (Roma, Archivio del Vicariato, S. Pantaleo in Parione, Libro de’ morti, p. 71) e venne sepolto nella chiesa di S. Giovanni de’ Fiorentini (la lapide attuale è ottocentesca); le sue spoglie vennero successivamente trasferite a S. Felicita in Firenze (lapide del 1644).

Uomo in piedi che regge con la mano sinistra un album

Uomo in piedi che regge con la mano sinistra un album - Lodovico Cardi

Disegno di Lodovico Cardi detto il Cigoli (Castelvecchio di Cigoli 1559 – Roma 1613). “Uomo in piedi che regge con la mano sinistra un album” a matita nera su carta al recto su carta azzurrina, “Uomo nudo con copricapo in piedi che guarda verso sinistra con il braccio desto appoggiato a sbarra” a matita nera … Uomo in piedi che regge con la mano sinistra un album